Le ragioni del No settima parte

La separazione delle carriere è spesso l’anticamera di un controllo politico diretto sui PM.

La maggior parte dei Paesi in cui le carriere sono separate ha un PM che dipende direttamente dal Ministro della Giustizia.

L’Italia, con questa riforma, si avvia verso lo stesso modello :un PM più vicino al potere politico e più docile nei procedimenti “scomodi”.

Un arretramento per la democrazia.

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Le ragioni del No sesta parte

Un Pm più forte e un CSM  più debole: uno squilibrio pericoloso.

La riforma separa il PM, lo rende più autonomo e lo rafforza, ma contemporaneamente rende il CSM dei PM sorteggiati più debole e inefficiente.

Il risultato? Un sistema meno equilibrato, dove un PM reso un “super poliziotto” non avrà un CSM forte a contrastarlo e le interferenze esterne peseranno di più.

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Le ragioni del NO seconda parte

Il vero obiettivo: indebolire il CSM, garante dell’indipendenza dei giudici dal potere politico.

Il Consiglio Superiore della Magistratura garantisce che i giudici rispondano solo alla legge, non ai governi. La riforma lo divide, lo svuota dei suoi poteri e lo limita nel suo ruolo costituzionale essenziale.

Indebolire il CSM significa rendere i cittadini più deboli di fronte al potere politico.

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Le ragioni del No prima parte

E’ la prima volta che il potere esecutivo decide di limitare profondamente il potere giudiziario.

La riforma è un intervento forte di un potere dello Stato sulla struttura di un altro potere. E’ uno strappo senza precedenti. la politica tenta di ridimensionare l’autonomia della magistratura, rendendo meno efficace la sua opera di bilanciamento e controllo. La riforma ha un altro primato: è la prima volta che una riforma costituzionale è approvata in tempi così veloci e senza un dibattito approfondito, nonostante i valori in gioco. Una torsione pericolosa dell’equilibrio tra poteri sancito dalla Costituzione.

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