Le ragioni del No Ottava parte

La riforma non rende la giustizia più efficiente: la rende meno indipendente

 

La riforma – lo dice lo stesso Nordio – non incide sulla durata dei processi né sugli uffici giudiziari.

Non velocizza, non semplifica, non migliora.

Al contrario, divide i magistrati, crea nuove gerarchie e apre varchi alle interferenze dell’esecutivo.

Con la riforma il giudice e il PM non diventeranno più efficienti o più giusti, ma più controllabili.

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Le ragioni del No settima parte

La separazione delle carriere è spesso l’anticamera di un controllo politico diretto sui PM.

La maggior parte dei Paesi in cui le carriere sono separate ha un PM che dipende direttamente dal Ministro della Giustizia.

L’Italia, con questa riforma, si avvia verso lo stesso modello :un PM più vicino al potere politico e più docile nei procedimenti “scomodi”.

Un arretramento per la democrazia.

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Le ragioni del No sesta parte

Un Pm più forte e un CSM  più debole: uno squilibrio pericoloso.

La riforma separa il PM, lo rende più autonomo e lo rafforza, ma contemporaneamente rende il CSM dei PM sorteggiati più debole e inefficiente.

Il risultato? Un sistema meno equilibrato, dove un PM reso un “super poliziotto” non avrà un CSM forte a contrastarlo e le interferenze esterne peseranno di più.

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Le ragioni del No quarta parte

Sorteggio casuale dei Membri togati: Un Csm meno competente è meno efficiente e più indifeso.

Il sorteggio casuale dei componenti del CSM viene presentato come soluzione al “correntismo”, ma in realtà, così la riforma mina alla radice l’efficienza del CSM.

L’organo finirà per essere composto da giudici che non hanno motivazione o competenza necessarieper un ruolo così delicato, e non è detto che questi, solo perché sorteggiati, non possano formare gruppi di potere.

Un CSM in mano al caso è più debole, quindi più inadeguato a proteggere l’indipendenza dei giudici.

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Le ragioni del No terza parte

La riforma rende più facili le pressioni indebite della politica sulla giustizia.

Separare PM e giudici, frammentare il CSM, rendere influenzabile l’organo disciplinare dei giudici: tre modifiche che riducono l’autonomia della magistratura.

Chi indaga o giudica su questioni politicamente sensibili dovrà guardarsi le spalle. Se il giudice fosse oggetto di pressioni esterne troppo forti, il cittadino perderebbe un arbitro imparziale.

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